“Something for your mind” vuole essere una prima piattaforma per far conoscere progetti sonori e visuals dotando i nostri spazi di un offerta artistica sempre più orientata alla ricerca e al coinvolgimento del talento creativo.

Un live project che vede come primo evento la collaborazione tra DEEPER [Francesco Branca] e Alessandro Mignemi – i due piani dell’archivio biblioteca si trasformano in set audiovisuale per accogliere miscele di sonorità dubstep/drum and bass unita alla sperimentazione visuale a partire da frames tratti da naqoiquatsi,cremaster 2-4-5 ,Samsara e Baraka di Ron Fricke, Golem, Zbigniew con “The Orchestra” – con questa prima collaborazione il CoCA da inizio ad una serie di appuntamenti dedicati ad aspetti e pratiche performative dell’audio-video sperimentale in linea con le finalità di promozione delle arti contemporanee –

dj set

Dj Deeper (Francesco Branca) costruisce una selezione molto ampia, un lungo viaggio. Si parte dal roots-reggae anni 70 fino a quello piú attuale, anche il dub dei 10 pollici e dubstep-reggae – passaggio al dubstep old style (artisti come Burial, Skream, o raccolte  Steppas Delight della Soul Jazz Records / Tectonic Plates /Tectonic Records) ed ancora sprazzi di deep-dubstep contemporaneo (vedi etichetta Deep Medi Musik e artisti come Zomby, Distance, Mala); incursioni nella dubtechno (Basic Channel, Intrusion, Quantec, Fluxion) e della techno from Detroit (Jeff Mills, Claude Young, Carl Craig) ed anche from germany: siete dentro la mitica discoteca berlinese Tresor. Quindi  un’accelerazione verso la drum’n bass, da quella cantata e morbida (liquid) (vedi Spearhead Records) a quella piú aggressiva con bassi invasivi (vedi Ram Records) per terminare con un pó di ragga-jungle e jungle pura con il suo caratteristico e distintivo beat chiamato Amen Break.

vj set

Visual e ambientazione sono curati dall’eclettico Alessandro Mignemi e se nelle passate edizioni di something for your mind, le proiezioni pescavano nel cinema, adesso è la volta del mezzo televisivo e la manipolazione per convertirne l’uso. Si parte con declinazioni astratte a partire da alcune icone reggae per transitare alla sintesi più elettro. Era il 1966 quando  un giovane ingegnere della Sanders Associates  inizia a lavorare sul progetto pong, la prima consolle-game da collegare al televisore, parliamo di televisori con cinescopio, x cui si doveva alterare la linea di scansione per visualizzare quelle prime immagini digitali costituite da pixel. Il gioco simulato era il tennis table:  nello schermo compaiono soltanto  una pallina (in realtà quadrata) e due barrette luminescenti controllate o da un giocatore ed il computer, oppure da due giocatori in contemporanea.  Lo scopo è cercare di oltrepassare la barretta avversaria con la pallina. Lo spazio non era assolutamente rappresentato, linee su sfondo nero delimitavano i confini del gioco e aprivano alle menti nuovi spazi da esplorare. Alessandro Mignemi emula quegli spazi virtuali indefiniti, con un allestimento fluorescente volto a sgretolare mura e confini del CoCA e invita i fruitori a sprofondare  nei beats.