soffermatevi e leggete

48 ore per mostrare tutta la forza e la necessità della presenza paritaria delle professioni intellettuali, dell’arte e della cultura dentro il sistema sociale, economico e politico. Non è più tollerabile la discriminazione tra le professioni, non è più tollerabile la totale mancanza di politiche culturali specifiche e dirette da figure competenti. Non è accettabile, in una società civile, vivere senza biblioteche, musei, teatri, sale per la musica, spazi espositivi, centri culturali, laboratori, contratti Non ha nessun senso pagare tasse scolastiche e universitarie per discipline, accademie e corsi specialistici per scoprire che gli studi umanistici, artistici e dei beni culturali non hanno reale sbocco professionale. Che questi indirizzi e percorsi di studi vengano chiusi se la nazione, le regioni e i comuni non sono capaci di porre i cittadini in condizione di svolgere un lavoro in relazione a sforzi e competenze conquistate.

Le condizioni e lo stato del bene culturale moderno e contemporaneo sono disperate e creano una reazione anti etica che vede guerre intestine per quei minimi residui economici a disposizione, la situazione ben visibile a coloro che operano e che si sforzano di far evolvere città e territori porta a comportamenti e strategie speculari al sistema che ci ha consegnato lo stato attuale delle cose. E’ delirante osservare una Sicilia che giovane per anagrafe è costretta ad usare modalità desuete e fallimentari per sgomitare e riuscire. Riaffermare la presenza artistica e umanistica dentro la società civile porterebbe invece ad un naturale ed umano equilibrio che cancella e sgombra il campo da atteggiamenti anacronistici e di visibilità a tutti i costi, tra l’altro a scapito dei contenuti.

primo contributo

il titolo di questa “2 giorni” non è uno scherzo. Non è un gioco di parole o una trovata grafica. Vogliamo parlare esattamente di LAVORO. Una parola, uno status, un concetto che avvelena la mente e il cuore di chi lo pensa mentre guarda al proprio futuro ; di chi lo desidera o di chi lo elemosina. I motivi di questo avvelenamento sono tanti , di natura economica, sociale ed etica : si lavora per mangiare, per vivere , per sopravvivere; ma si lavora anche per avere un “posto”fisso nella società : un’identità; si lavora anche per essere accettati e per trarre conforto dal calduccio stagnante e appiccicaticcio di una routine normale e sicura. Ed è così che il lavoro da arte, madre del termine stesso dal quale si è “forzatamente” separato, si trasforma in incubo; un incubo in cui tra l’altro siamo tutti abituati a vivere e al quale tutti addirittura aneliamo.

Welcome Work ha come obiettivo quello di demolire definitivamente questa idea di lavoro che non solo è morta ,perché oltretutto di fatto lavoro non ce n’è, ma che è anche strumento di paralisi delle coscienze: non abbiamo più paura di morire , abbiamo paura di non esistere. E la paura blocca, ferma , appiattisce, logora. welcome work è un invito (ma anche un monito) volto a ricostruire il senso e il significato del lavoro come arte e,soprattutto, a recuperare l’idea delle arti come lavoro. Necessario. Perché è attraverso la cultura, la bellezza e la competenza che si creano e si coltivano (verbo da cui deriva,non a caso, il termine cultura) le identità, che poi diventano forza lavoro. E viceversa. Il rapporto è reciproco, non univoco. E se separiamo , se creiamo dualismi fra cultura e lavoro , fra arte e società ,fra etica ed economia , ci ritroviamo in condizioni che non appartengono per natura all’uomo. Disumane, appunto, come quelle in cui ci siamo ritrovati e in cui ci siamo persi .Le quarantotto ore di “occupazione” di un luogo che già lavora per l’arte e la cultura quale è il CoCA, vogliono essere una spinta che contribuisce a gettare nel vuoto proprio questi inutili ,banali e pericolosi dualismi.

Durante queste 48 ore viene invitato a Modica, tutto il popolo creativo possibile, spazi no profit, operatori culturali, artisti, attori, curatori, musicisti, scrittori, storici dell’arte, architetti e cittadini rendendo evidente e chiaro il segnale che si vuole emettere a tutto vantaggio di coloro che sono chiamati ad amministrare e decidere nei luoghi deputati. Dato che il progetto del CoCA ha preso piede nella città di Modica, l’altro invito è rivolto a coloro che aspirano ad amministrare questa come altre città, un invito a tutti per rispondere alle questioni sollevate, un confronto inevitabile, ma anche una dimostrazione tangibile di dialogo.